In che Paese viviamo?

E pensare che in Sardegna ormai da settimane pastori sono incatenati sotto il Consiglio Regionale. Lavoratori sono sul tetto della stazione centrale di Cagliari. Dipendenti del comparto industriale chimico e raffinerie ai cancelli delle loro fabbriche, all’Asinara dormono ed occupano da tempo. I nostri giornali non parlano di loro, tantomeno approfondiscono il loro disagio, tante volte drammatico. La cassa integrazione non fa notizia, é un dato monotono e scontato. Tutti concentrati a riformare la Costituzione, la giustizia, per salvare il proprio destino, ovviamente non quello di chi a stento riesce a mantenere la famiglia. Gli scandali sessuali, i festini nelle ville blindate del potere, sono loro la notizia. Giusto per farci indignare ancora un po, per continuare nel grande spot Europeo di immagine del nostro meraviglioso Paese. L’Italia sopporta, non reagisce. Quando lo fa, anche con un atto violento, la colpa é dei seminatori di odio, delle frange politicizzate, e via discorrendo. La barca naviga a vista, e chi avrebbe anche solo un minimo di responsabilitá di fronte ad una situazione ormai alla saturazione, continua il viaggio. Intatnto la disperazione di chi ha perso il lavoro, o che lo perderá nei prossimi mesi, si fa piú drammatica e nessuno interviene. Le prioritá sono altre nella nostra Italia. Come abbiamo fatto a cadere cosí in basso, ma soprattutto, perché non ci siamo accontentati di toccare il fondo, ma abbiamo continuato ad esplorare cosa vi sia ancora piú in basso? Ammetto che si tratta di una difficile domanda.

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