Giudicare?

Penso che il giudicare sia una grave malattia. La portiamo dentro di noi, ognuno vive in uno stato di continuo giudizio, di condanna, di ipocrisia. Tutto questo rende le persone prive di comprensione, portate a sminuire gli altri. La società ci vuole continuamente in lotta, in competizione, in questo mondo che è un campo di battaglia, con in atto una guerra fredda, dove ognuno e contro tutti gli altri, il giudicare è come usare un cannone. Si cerca la via meno rischiosa e facile per  "arrivare", giudicando gli altri. Giudicare è una "qualità" delle persone inferiori, una persona superiore, non giudica mai. Confrontare è per l’ignorante un comodo sistema per dispensarsi dal giudicare diceva Johann Wolfgang Goethe,sono daccordo, ed anche con Oscar Wilde che sosteneva che il nostro essere è il nostro passato,e solamente col passato è possibile giudicare le persone.


Una risposta a “Giudicare?

  1. Più che il giudizio in quanto tale, che ha sempre fatto parte della storia dell\’uomo, bisognerebbe guardare con maggiore negatività al PREgiudizio, e quindi al pregiudicare, cioè quando i giudizi si basano solamente su elementi soggettivi, senza un\’effettiva comprensione totale del problema. E i pregiudizi sono molto comuni quando riguardano la sfera altrui, dell\’altro individuo, visto che bisognerebbe tenere conto di numerose variabili come situazione psicologica, emotività, sensazioni ecc.E\’ vero che il mondo moderno è in continua "lotta" e "competizione", si è passati nel giro di un secolo da una società della disciplina ad una società dell\’efficienza, il problema non è più "è proibito fare questo o no?" ma si è spostato a "ce la faccio o non ce la faccio?" con tutti i sentimenti di inadeguatezza che questi problemi dell\’età della tecnica si portano dietro. Questo mondo basato sull\’efficienza, dove ogni anno ti viene richiesto di più, dove ogni anno ti si alza l\’asticella, ha provocato evidentemente una velocizzazione del tempo, un accelerazione, il tempo utile è oggi-domani-oggi-domani, è difficile vedere in prospettiva nel futuro. E siccome i tempi psichici e interiori sono tempi lenti (la riflessione ha bisogno di tempo) questa accelerazione del tempo ha provocato una soppressione dell\’anima, e infatti si vede bene come tutte le persone stanno nei loro apparati e ambiti lavorativi senza bisogno di avere un\’anima. Io che vado in un ufficio o un negozio non ho un rapporto "umano" con il mio interlocutore ma solamente un rapporto tecnico e professionale, i sentimenti e ogni altro elemento di tipo umano sono messi in secondo piano. Il dialogo diventa freddo e distaccato, senza nessun coinvolgimento emotivo. E pensare che nell\’antica Grecia (luogo di nascita della filosofia) ci si incontrava in piazza e anche persone sconosciute e diversissime sotto molti punti di vista si mettevano a parlare, preferendo al (pre)giudizio un sano dialogo. Gli uomini si capiscono, bastano che si incontrino e parlino; ma nella società moderna basata sull\’efficienza e sul produttivismo anche i piccoli incontri che si fanno ogni giorno sono ormai privi di umanità.

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